“LO STRIPPAPELLE”, illustrazione per l’omonimo libro dello scrittore fiorentino Matteo Cecchi.
La recensione del libro:
Mangiare “a strippapelle” significa ingozzarsi, abbuffarsi fino alla sazietà e magari oltre. I grandi banchetti, con tutti i peccati di gola connessi, hanno un posto d’onore nella letteratura di ogni tempo, specialmente in quella “leggera” o giocosa che in Toscana ha avuto esempi di grande valore. L’autore li ricorda tutti, senza trascurare citazioni e aneddoti, in una galleria che comprende il Burchiello e il Pievano Arlotto, Carlo Collodi, Giulio Piccini (in arte Jarro) e Renato Fucini, ma anche Benigni, Pieraccioni e i celebri burloni protagonisti di “Amici miei“. Pagina dopo pagina, si succedono prose facete e poesie farsesche, storie di pappe leggendarie e di eroici pappatori, di tavernieri e ubriaconi, di sbornie, scorpacciate, del Bengodi e di Cuccagna, di epiche abbuffate e di ghiottoni da Guinness, di banchetti medievali e conviti medicei, di papi gaudenti e impenitenti crapuloni. Buongustai più o meno famosi, uomini che, come tutti i toscani (forse non proprio tutti) hanno un sogno segreto e ce lo rivela Girolamo Bargagli nella sua “Pellegrina commedia“: “stare a tavola almeno quanto si sta a letto: e così partir la vita; la metà in mangiare, e l’altra metà in dormire“. La Toscana comica è inesauribile, come la millenaria storia della Regione. La Toscana gastronomica è impareggiabile, come il genio dei suoi abitanti.

