Tutto comincia con un’idea. Una visione improvvisa, una battuta fulminante, una scena che mi si piazza in testa e rifiuta di andarsene.
È lì che nasce il disegno: prima nella mente, come uno sketch mentale un po’ storto ma già pieno di carattere, poi sul foglio (o sullo schermo), dove comincia a prendere forma tra errori gloriosi e colpi di fortuna.
A volte parto con gli acquerelli: fluidi, imprevedibili, perfetti per dare colore all’idea senza domarla troppo. Altre volte è la china a dettare legge: netta, sarcastica, senza mezze misure.
E poi c’è il computer, che entra in scena come un bravo tecnico delle luci: sistema, pulisce, ma senza togliere l’anima al tutto.
Insomma, ogni disegno è una traduzione visiva di quell’idea iniziale, quell’intuizione che – se fa ridere me – ha buone probabilità di colpire anche chi guarda.

