Il nostro futuro è fatto di quello che abbiamo buttato via.
Una satira potente e visiva sul consumismo. In questo disegno, il paesaggio urbano non è fatto di grattacieli o palazzi, ma di una vertiginosa montagna di rifiuti: bottiglie di plastica, contenitori di detersivo e cartoni di latte, accatastati fino a formare una megalopoli in decadenza. Le piccole figure umane, in basso, sono quasi irrilevanti di fronte alla grandezza della loro stessa spazzatura. Un’opera che trasforma l’orrore ecologico in un’architettura ipnotica.

