A volte, le persone sono come i pesci. E ti fanno girare la testa.
Qui il disagio sociale si traduce in un disegno ipnotico e surreale. Un fondale marino fatto di alghe e vegetazione si riempie fino all’inverosimile di pesci dal volto umano e triste. I loro sguardi sono tutti rivolti verso il nulla, e la loro massa forma un muro soffocante di occhi. L’opera è una metafora brillante della vertigine che si prova quando si è circondati da una folla anonima, dove ogni faccia è uguale all’altra e la pressione sociale è così forte da farti perdere la testa.

